Contro il sonno

Di nuove frontiere s’è sempre nutrita l’antropofagia dei popoli e in particolare quella terribile eppure celeste dello sconfinato Occidente.
La sua generosa ingordigia ha segnato di sé l’intero pianeta Terra, saldando in una stessa volontà di potenza i diversi tempi e luoghi della sua vita preumana. Dalle terre delle genti italiche sino alle coste del nord. Dalla civiltà umanista ai nuovi mondi delle Americhe. Dai carri dei coloni europei verso le praterie dei nativi. Dalla Terra alla Luna e oltre. Sempre lo sviluppo tecnologico – ovvero le forme di potere raggiunte dal desiderio di sopravvivenza del genere umano su ogni altra forma di vita – ha avuto il bisogno di oltrepassare qualsiasi limite fisico e culturale. E di profanare ogni regola. Leggo sulla edizione italiana di “Le Monde Diplomatique” che Jonathan Crary, docente di teoria dell’arte moderna, ha scritto un libro in cui sostiene che oggi la nuova frontiera tecno-scientifica è costituita da un radicale salto di qualità nella manipolazione del sonno. Vincere il sonno. Restare sempre svegli, come certi uccelli ci riescono per una settimana intera. Strano: avremmo detto che le condizioni di crisi del mondo capitalista consigliassero ai più un sonno forzato. Ma molta immaginazione tele-visiva s’è da tempo incaricata di fare sognare ad occhi aperti. Può essere che la piramide sociale venga nuovamente edificata con ai vertici i sempre svegli e alla base una massa di dormienti fissi. Può essere che in altri mondi questo sia già accaduto, e che le nostre storie di zombie ne siano un inconscio riverbero.

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