Caro papa, un po’ di silenzio…

pope-francis-pointingÈ stato mai posto davvero seriamente il problema della sovraesposizione mediatica del Papa? Della legge non scritta che ogni rete televisiva, pubblica e privata, è disposta a osservare giorno per giorno, nonostante si tratti – stando in particolare alla più convinta falsa coscienza democratica – di reiterati abusi di potere sulle voci degli “altri”, a danno di altre vocazioni e confessioni? Altri movimenti? Non mi pare proprio! In modo violentemente occidentale – per virtù dell’egemonia vaticana sul cristianesimo tutto, oltre che su quello a suo modo Patria e Chiesa del popolo italiano e in particolare dei paesi latini – si ritiene che la sfera dei messaggi papali sia al di sopra delle parti sociali. Oppure, a voler parlare di coscienza umana, sia alla base, al fondo, della persona. Ed è da qui che si dovrebbe ragionare con attenzione. Per evitare quel tipico scambio tra uomo di fede e uomo di mondo – immedesimazione a suo modo sincera ma anche strumentale se non opportunistica – che così spesso alcuni commentatori e mentori instaurano in nome di un principio superiore: giustizia e uguaglianza verso ogni essere umano e di conseguenza la difesa dei poveri dall’ingordigia e crudeltà dei ricchi. Dei deboli dalla violenza e dall’insulto dei potenti.

Recentemente, mi pare che anche Fausto Bertinotti abbia ragionato in questi termini tracciando le svolte di fase in cui cattolici e comunisti si sono contesi la volontà, capacità e possibilità di fare del bene. Ritenendo quindi che il fare del bene sia una volontà e capacità umana oggettiva. Un valore da assoggettare: di cui diventare il soggetto. E qui il cerchio si chiude: il soggetto simula se stesso nell’oggetto. Non lo prende a carico per quello che è davvero, ma per quanto gli serve. Fa del bene perché crede nella propria soggettività e, facendo del bene, la arricchisce.

In ballo c’è sempre la volontà di potenza. Qui è la volontà di fare quello che risuonò evangelicamente nell’invito che quel mezzo-uomo e mezzo-dio simboleggiato dal cristo rivolse alle folle: “salvare i diseredati”. E cioè a prendersi cura della brutale discrepanza tra condizioni fisiche e esistenziali di alcuni corpi umani rispetto ad altri fatti della stessa carne: sentirsene responsabili in quanto punto di catastrofe di ogni libertà dell’individuo, così come di ogni giustizia sociale. Ancora: sapere deliberare su una differenza sempre esistita – propria di ogni natura vivente – tra sicurezza e incertezza, speranza e disperazione, felicità e morte. Una differenza per così dire costitutiva dell’abitare umano. E motivo stesso di ogni tradizione di governo: di ogni sovranità e religione.

Ma, nell’epoca del capitalismo finanziario, tale differenza di vita ormai non si fonda più soltanto sulla vecchia dialettica, conservatrice e insieme progressista, tra chi possiede e chi (colonizzati, profughi, poveri) da sempre manca e in gran parte continuerà a mancare di tutto. Infatti, ora in questa differenza storica si vede invece crescere il montante divario tra élite sempre più garantite e persone (professionisti, tecnici, ceti medi, lavoratori, giovani, generi, ibridi) sempre meno garantite.

Certamente è nel clima attualissimo di questa crescente sensazione di impoverimento collettivo che si manifesta il sovrappiù di consenso dato dai leader d’opinione, dai media e dal pubblico ai quotidiani “sermoni” di Francesco.

Del resto, è ben difficile per tutti, persino per un “ammazzapreti”, resistere alle sue impostate ma anche istintive e dunque autentiche doti di simpatia umana. E di certo la simpatia è oggi una buona moneta d’acquisto e di scambio: una qualità quanto mai significativa sul piano dei legami di sentimento che essa risulta operare tra quanti altrimenti resterebbe divisi e ostili tra loro. Per Bergoglio, prendere il nome di Francesco è stato il segno e l’annuncio di un suo preciso progetto: sporcarsi le mani nella cattiveria e nel dolore del mondo per riscattare o liberare o riformare l’umano che lo abita. Farsi non chiesa cattolica, universale, ma chiesa dell’umanità.

A farsi complici di questa scelta, tuttavia, si rischia di cadere dalla padella nella brace: può essere fuorviante ritenere che vi sia una coincidenza reale e non simulata tra far del bene politicamente e far del bene religiosamente. In una visione correttamente laica, la natura della religione non è fondata in sé e per sé, ma è una costruzione sociale e, almeno sino ad un certo limite, lo è persino nella visione di un sacerdote, di un amministratore del divino. Nel loro fare società e mondo, cosa costruiscono allora il Principe e la Chiesa? Per chi o per che cosa costruiscono e per mezzo di chi e di cosa?

Forse i sermoni di un papa (quale sia il suo spirito universale) così come quelli di un politico (quale sia il suo spirito di parte) non fanno altro che speculare sulla illusione che il mondo possa mutare. E niente altro potrebbero fare, essendo appunto corazzati dentro il proprio ruolo, il ruolo per cui sono nati: amministrare le illusioni umane su cui da sempre si fondano le società e le loro economie-politiche. La domanda: rinunciando ad avere successo – ad accedere, appunto succedere, sempre di nuovo nello stesso annuncio delle medesime promesse – si aprirebbe la possibilità non di trasformare o rifondare l’umano essere ma di riconoscerlo per quello che è, non per quello che dovrebbe essere? Il “dovrebbe essere” è stato ed è l’oro, il petrolio, il capitale e la rete dello sviluppo occidentale.

Commenti

  1. BrunoBallardini says:

    Troppo tardi. Con circa un miliardo e duecento milioni di cattolici nel mondo, l’attività principale del Papa continua e continuerà ad essere quella di parlare con loro. E poiché per farlo utilizza necessariamente mezzi generalisti, che nonostante Internet sono ancora quelli più diffusi, fatalmente il suo discorso finisce per rompere le scatole anche a coloro che non vorrebbero sentirlo. Non entro nel merito dei contenuti, che non mi riguardano, e nemmeno della fattibilità delle sue annunciate riforme. È ancora presto. Ma se c’è una cosa che proprio non ha senso aspettarsi da chi gestisce la Parola è il silenzio.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>