Punto zero. Il crepuscolo dei barbari

Abruzzese - Punto zero - coverMi domando sempre se valga la pena di incoraggiare più di tanto la lettura di un proprio saggio. Tanto più se la piattaforma espressiva di cui ci si serve per incoraggiamenti di questo genere è la rete, la quale fa certamente da cassa di risonanza ma a patto che vi si sia postato qualcosa in grado di risuonare di suo. Più che raggiungere si vorrrebbe essere raggiunti. Da quando ho ridotto o meglio deviato la mia lunga attenzione nei confronti delle immaginifiche seduzioni tecnologiche della cultura di massa, trovo assai più difficile pensare in risonanza con il lettore che mi immagino in ascolto. Le fantasmagorie dei media continuano a guidarmi – so che queste continuano più che mai ad essere di interesse generale – ma ora ciò che realmente mi interessa è altro.

Comunque, eccomi ora a promuovere di nuovo il mio saggio. Perché? Perché credo che attenda ancora la sua nicchia di pubblico. E io attendo qualcuno che mi aiuti a trovarla. Ho scritto le pagine di Punto zero. Il crepuscolo dei barbari sperando che risuonassero come critica del presente  in una direzione radicalmente anti-moderna e anti-umanista. Si tratta di tematiche per nulla nuove (la prima intorno al sapere debole delle filosofie post-moderne, la seconda nel pensiero negativo a cavallo tra ottocento e novecento). Ma per me queste tematiche – portate sino alle loro estreme conseguenze – sono la sostanza dell’unico discorso politico che oggi si possa fare contro la politica dei e nei nostri sistemi sociali. In questi ultimi anni, quando ho cominciato a scrivere in tal senso, la mia preoccupazione principale è diventata quella di riuscire ad affrontare radicalmente il nodo di problemi – di questioni teoriche e pratiche – che stanno dietro alla perdita di reputazione delle classi dirigenti e quindi alla crisi delle istituzioni della ricerca e della formazione in campo umanistico. Si risponde a questa perdita di competenza al massimo cercando di recuperare il tempo perduto lungo la sua stessa linea storico-sociale e di riannodarla là dove si è spezzata. Non solo non basta, ma accelera la catastrofe.

The_Wall

Su tutto questo, a un certo punto mi sono spinto a diffondere una sorta di “manifesto” (dal titolo Vanishing Point) in una ristretta cerchia di persone impegnate nell’università e dintorni. Lo avevo pensato, scritto e pubblicato per sondare se ci fosse qualcuno interessato a trasformarlo in un piano di lavoro. Ne ho ricevuto debolissime reazioni.  Volevo fosse un messaggio semplice e diretto su cui costruire  un processo di autoformazione in cui prefigurare formatori adeguati ad un progetto in tutto distante dai modelli di ricerca e didattica delle facoltà umanistiche. Forse quel testo era ancora troppo acerbo, forse ostico alla lettura.  Ma uguale indifferenza ha riscosso anche il linguaggio semplice e diretto dei miei inviti ai presidenti della repubblica Napolitano e Mattarella  (qui la mia lettera a Napolitano sul sito de L’Espresso, qui la lettera a Mattarella). Punto zero. Il crepuscolo dei barbari è un testo composto a più riprese prima e nel corso di questi miei fallimenti. In questo breve video cerco di raccontarne in sintesi i contenuti.

Dunque mi provo a dire qui qualcosa sullo stile di scrittura del libro. Se fosse interamente un saggio come a me pare debba essere un saggio, non avrei avuto – non avrei dovuto avere – bisogono di ricorrere ad alcun riferimento bibliografico. Diciamo, invece, che ne è  venuto fuori un ibrido. E’ scritto infatti restando ancora a metà tra letteratura e voce (cfr. l’ultimo libro di Gabriele Frasca, La letteratura nel reticolo mediale). La qual cosa rende problematica la lettura sia per chi si attende pagine dotate di tutti gli apparati della tradizione colta, sia per chi si attende invece un discorso piano e essenziale, dritto allo scopo. In effetti il testo – persino con qualche intenzione (penso ancora che il lettore debba guadagnarsi i contenuti di una lettura) – mette in difficoltà chi è culturalmente “disciplinato” per il fatto di mancare di adeguati rimandi teorici, ma – all’opposto – può respingere anche chi vive direttamente dell’ambiente mediale che lo ospita.

pietra_requiescatLe mie sono dunque pagine ancora lontane o troppo rozzamente vicine all’obbiettivo che oggi – in un tempo terminale, ultimo, come il presente – a mio avviso si dovrebbe perseguire: mostrarsi “nudo e ignorante” al proprio simile. Una aspirazione, questa, che – a parte le sue ascendenze religiose (ecco il punto, non condividere la religione proprio appropriandosi di alcune sue pratiche in ambiti clericali alternativi come quelli “francescani”) – nasce all’interno della stessa tradizione che intende negare (cfr. l’articolo di Paolo Gervasi sulla crisi dell’umanesimo). Detto questo, mi pare che si tratti di un saggio che perlustra una serie di riferimenti “alti” e “bassi” per dare corpo alla sua tesi centrale o meglio ai vari frammenti che, seppure provvisoriamente, la dovrebbero comporre.

 * * *

Abruzzese - Punto zero - coverPunto Zero. Il crepuscolo dei barbari

Luca Sossella Editore
Maggio 2015
Per info e acquisti: Amazon /Mediaevo

Commenti

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>