PUNTO ZERO: Intermezzo

Abruzzese - Punto zero - coverDi questa questione degli imbecilli sollevata da Umberto Eco credo che si debba parlare con più profitto, in particolar modo si dovrebbe trattare la contrapposizione tra vedere e sentire. È un tema che viene direttamente da McLuhan e che ho cercato di trattare in Punto zero. Il crepuscolo dei barbari (Luca Sossella Editore, 2015): “questo è il messaggio, ovvero il medium: contrapporre il sentire al vedere”. Una parte dell’argomentazione la si trova nell’incipit di un capitolo intitolato  “Intermezzo”, che ripropongo qui di seguito.

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Mappe e territori

L’impostazione di questo paragrafo prelude a un problema che merita la massima attenzione: in che modo la svolta digitale costituisca o possa costituire l’espressione e il veicolo di un mutamento radicale dell’esperienza in direzione anti-moderna; anti-umanistica proprio perché post-umana; quindi non nel significato riduttivo e per nulla radicale che il post-umano solitamente assume quando viene usato come pura e semplice variazione del termine post-moderno. È possibile arrivare a questo? La domanda, cruciale per l’intero mondo-occidente, discende dai capitoli precedenti, in cui si è sostenuta l’attuale impossibilità di ridare senso al noi identitario, il noi – uno e collettivo – al quale ci si affida in ogni situazione, dalla più privata alla più pubblica. Il noi che assicura al singolo di parlare in nome di una pluralità prossima. Si è cercato di toccare il tema del terzo escluso, dell’assente, del lupus in fabula ovvero della costruzione del nemico in quanto aggressione degli amici decretati dal noi. Il tema dell’uomo-lupo, in cui l’umano è invaso dalla terziarità del mondo, dall’animalità che lo simboleggia: ciò che lo sguardo faccia a faccia non può percepire e dunque di cui non può tenere conto; le cose vive che ti sono a lato e che possono essere avvertite solo dalla gamma più fluida dei nostri sensi, quelli più sopiti e rimossi dalla civilizzazione alfabetica, statuale e militare. Le cose vive che ti sono a lato, invisibili nello spazio e nel tempo; solo a tratti – come nella leggenda appunto dell’uomo-lupo – fatte apparire da un raggio di luna. Da una sfumatura della notte. Tutto ciò che anche lo spettacolo e il pubblico delle società di massa hanno tentato di nascondere proprio illuminandole come mai prima.

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La commedia umana tra la prima, seconda e terza persona è diversamente recitata a seconda dell’organo sensoriale che fa da padrone della scena. Che stabilisce chi appare e chi resta dietro le quinte. A fronte delle innumerevoli interpretazioni dell’intrattenimento umano resta il fatto che all’apice della verità c’è la tragedia di Edipo, là dove le narrazioni e le parole della commedia vengono meno, la vista precipita nel buio e la figura dell’eroe è costretta ad andare a tentoni. La vista taglia, buca, separa l’esperienza del mondo e il mondo nel suo fare esperienza di te. La declinazione più morbida dell’individualismo, quella che gli ha contrapposto la persona, quella che gli ha contrapposto di nuovo sempre la comunità, la declinazione più dolce del collettivismo, ovvero lo stato nascente di una coesione alternativa al Sovrano, non sembrano essersi allontanati di molto dall’uso di piattaforme espressive conformate al vedere, al loro carattere esclusivo. E anzi, proprio simulando pratiche inclusive, spesso esaltano i sensi dentro le stesse funzioni di dominio che, militando a suo vantaggio, li hanno distorti con più efficacia.