Populismo e sovranità

Questa vasta recensione di Nello Barile all’ultimo saggio di Carlo Formenti è estremamente interessante e ricca di riferimenti bibliografici utili. Si parte dal salto di qualità del capitalismo storico che globalizza per mezzo di crisi sociali permanenti (di società in difetto endemico) invece che per mezzo di forme di sviluppo cicliche. Barile/Formenti:

“Lo strumento attraverso cui è possibile realizzare tali obiettivi è la finanza, che l’autore (appunto Formenti) considera come una vera e propria “rivoluzione culturale” in quanto capace di trasformare la mentalità individuale e collettiva”.

La finanza come rivoluzione culturale della mentalità individuale e collettiva? La tesi è a mio avviso debole. In che senso individuale e collettiva? Meglio dire rivoluzione culturale della mentalità dell’opinione pubblica espressa, prodotta e consumata, quindi condivisa, dai ceti politicamente egemoni sulla vita quotidiana per mezzo dei dispositivi e apparati di cui questi stessi ceti dispongono secolarmente e appunto condividono proprio nel rappresentare – e usare – bisogni e interessi sociali tra loro in conflitto, “basi” comuni di diverso consenso.
La questione da sciogliere riguarda quindi decidere se la finanza in quanto sovranità del denaro sia diventata lo strumento di tali ceti disposti ormai a liquidare le loro stesse culture storiche, oppure siano questi ceti ad essere diventati strumento, agenti, operatori, di una volontà di potenza assoluta in virtù della sua totale astrazione delle forme di accumulazione e scambio (ormai una cosa sola) di ricchezza “digitalizzata” (al contrario del disperato localismo della sofferenza umana e della violenza fisica): è il salto che s’è fatto rapidissimo da società delle reti a società degli algoritmi. L’algoritmo in quanto dispositivo automatico non viene “liberamente” applicato dalla persona umana (dalle soggettività in cui essa si è storicamente, socialmente e istituzionalmente mascherata: individuo, cittadino, professionista, politico ecc), ma è l’algoritmo ad “applicare” la persona umana: la logica inflessibile del suo potere di comando emerge così al culmine della tecnica in quanto strumento di piena realizzazione della volontà di potenza – violenza sull’altro e su di sé – dell’essere vivente.

Cito da Barile:

“La guerra che secondo Gallino è stata dichiarata dai ricchi contro i poveri è forse il punto più controverso della questione. Non perché i ricchi per definizione dovrebbero operare per un mondo con meno poveri, ma perché, come anche Formenti sottolinea insieme ad altri autori che parlano palesemente di psicopatologia, si tratta di un meccanismo di stupidità che rasenta la follia e che genera un circolo vizioso in cui la disuguaglianza produce un aumento esponenziale della disuguaglianza”. Sarebbe interessante ragionare, tuttavia, su quanto il pensiero storico si sia impegnato a decretare razionale piuttosto che folle la vita ordinaria del pianeta.

In particolare trovo che dovremmo riprendere gli spunti di Barile su quanto sostenuto da Formenti riguardo al populismo. Importante cogliere la duplicità identitaria, forse meglio che dire “coincidenza degli opposti”, che si rivela nella attuale inflazione mediatica di riferimenti al populismo.  Populismo è sempre più un termine trasversale al conflitto: populismo delle classi subalterne contro il potere e potere delle classi egemoni che cerca di trovare forza ingraziandosi lo spirito di rivolta popolare. Ora non si è più sul terreno di scontro tra élite e massa (del pensiero democratico che ha lavorato per emancipare la massa e spingerla ad assumere mentalità e coscienza delle élite in modo che ogni sua mossa in tale emancipazione non potesse fare altro che adottare mentalità e ruoli del potere). Il conflitto è precipitato o si è innalzato ad un livello di scontro in cui la posta in gioco tra le parti è la sovranità, quella idea “passionale” – tradizione, cultura, simbologia, religione ecc – che  va molto al di là e risale molto al di qua della legittimità democratica delle istituzioni di governo. Sovranità assoluta pretende il popolo e sovranità assoluta pretendono i leader di stato (a parte la consueta trasformazione in dittatori di leader di paesi arretrati,  Trump – al cuore dell’occidente – ha tutti i tratti, anche simbolici, del sovrano, del pretendente alla sovranità di diritto come persona e non per elezione). Ci sono e sono stati molti altri casi (e il territorio italiano, grondante il suo passato preunitario di bande e popolini, ne abbonda): leader che in varia misura e forma coltivano il culto della famiglia e che dunque, per farsi sovrani, non potendo ritornare al diritto divino della nobiltà di sangue… si fanno brand simbolico (un tema su cui Barile insiste assai spesso).

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