In bocca al vulcano

A proposito della recente mostra dei vulcanelli di Mirella Beraha, sui quali mi accadde di scrivere un saggio molto amicale ormai cinque anni fa. Buona lettura.

vulcano-beraha

Alberto Abruzzese
In bocca al vulcano
(Dentro il Vulcano, AA. VV., Edizioni Bevivino 2012)

Si scrive sempre per qualcuno. Così si vuole far credere o si crede. Ma in realtà si scrive leggendosi. Si scrive per un lettore creato a propria misura come proprio simile o proprio nemico. Si scrive inventando gli altri a propria immagine e somiglianza; dunque si scrive per se stessi attraverso le finte spoglie dell’altro. Ecco perché c’è un problema quando si decide di scrivere ad una persona amica. Qui, la scrittura trova il suo intoppo nel fatto che chi scrive non può più permettersi di indirizzare il proprio testo a un simulacro di se stesso. Ha l’obbligo di resistere a questa tentazione. Come accade nei doni a persone care, nel tentativo di regalare un oggetto che sia loro gradito, adatto al loro sentire, il testo non deve imprigionare il suo destinatario: quando accade vuol dire che l’amicizia non è tale perché in realtà è interessata: questo accade nelle relazioni amorose oppure nelle relazioni sociali, ma non nella dimensione disinteressata dell’amicizia (dirla disinteressata non è esatto, poiché sempre si vive di interesse, si è in mezzo a quanto ci preme, e dunque l’amicizia è semplicemente una affezione diversamente interessata, un interesse isolato nella sua unicità). [CONTINUA – scarica il pdf]

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