Una storia di falchi e piccioni: sorvegliare come arte di governo [Il Dubbio, 30-01-2018]

piccione

È ‘divertente': un poco di ironia contro i così tanti animalisti a oltranza potrebbe anche fare un poco di bene.

Tuttavia – lo temo troppo e lo riterrei davvero un brutto segno, tanto brutto da obbligarci a non condividere il gruppo – non vorrei che dietro questo gioco da “piccionaia” (là dove fa rumore il popolino) ci fosse una mirata traduzione simbolica del conflitto migranti/ civiltà delle nazioni (la paura degli extracomunitari ovvero gente che viene da ‘ fuori le mura’ della città ordinata, sana, e ne invade stazioni, piazze e monumenti). Traduzione in sceneggiata, sarebbe, non della lotta tra falchi e colombe (favola bella, spesso a vantaggio delle colombe) ma della guerra civile tra piccioni e falchi o altra arma di difesa e attacco contro la loro invasione e contro lo sconvolgimento parassitario ma anche aggressivo, vorace e devastante, che rappresentano… un appello alla necessità di ‘igiene’, di igienico intervento pubblico e comune, che l’animale piccione – tra i più esclusi dall’animalismo familiar-domestico – impone all’abitante virtuoso, quello più automaticamente, istintivamente, orgoglioso dei diritti della propria residenza proprietaria.

Anche l’elogio del falco di per se stesso si presta ad una seconda lettura. Infatti – diciamocelo il falco è di grande bellezza e fascino, del resto come la più parte degli animali predatori e sanguinari. Non a caso vivo strumento di gioco crudele per aristocratici e sovrani. Per contenere e domare l’invasione dei piccioni, il gruppo che si sta intrattenendo sulla loro finta stupidità ma reale tensione omicida sembra volere ricorrere al falco non perché uccida ma perché spaventi, faccia fuggire altrove. Lontano dallo sguardo di chi ne vuole restare immune. Insomma egli sarebbe tutto sommato una bestia quasi animalista. Una falange in missione umanitaria. Tradotto in termini estetici, la loro divisa d’ordinanza sarebbe dunque proprio la loro sovrana e imperturbabile bellezza. Quello sguardo vivo che vede lontano e per questa ragione domina il mondo. Tanto sorveglia da potere persino evitarsi di punire. Ci sarebbe da dire molto, partendo da qui, sulle funzioni dell’arte dentro la retorica del buon governo. Sulla funzione simbolica che gli storici beni artistici hanno assolto mettendosi al servizio dello spirito delle nazioni così da garantire identità gelose di se stesse e sempre decise a difendersi da identità che non le siano “affini”, familiari, consanguinee.

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